Poche annotazioni negli scritti di storici romani e di altra estrazione e le testimonianze archeologiche spesso di non facile interpretazione: sono queste le fonti che hanno consentito di fare luce descrivere con sufficiente chiarezza sulla struttura del potere tribale delle genti germaniche in genere. Non fanno eccezione i riferimenti alla Gens langobardorum per la quale esistono tracce - oltre che in brevi cenni negli scritti di Tacito e di Velleio Patercolo - nelle cronache (tardive) di Paolo Diacono e negli indizi deducibili dalla prima legge scritta, l’Editto di Rotari. Diversa la situazione per le fasi pannonica e italica nelle quali il sistema di potere longobardo e le sue tappe evolutive sono ben conosciuti.
Nella fase dello stanziamento nell’area del basso Elba la tribù è composta da coltivatori, allevatori e cacciatori. Nel mito delle origini vengono riportati i primi nomi leggendari dei capi che hanno guidato il passaggio dalle terre scandinave a quelle “germaniche”. La tribù era composta da gruppi familiari che celebravano – nel racconto degli anziani – il mito di origine della stirpe, l’identità del gruppo, le origini nobili della famiglia dominante. Le assemblee prendevano le decisioni importanti e, in caso di imminente conflitto, nominavano un capo scegliendolo tra i più valorosi. In questo modo struttura sociale e struttura militare costituivano un corpo unico. Alle donne spettavano funzioni operative di interesse familiare ma alcune di esse rivestivano ruoli profetici e divinatori. Nella seconda metà del II secolo d.C. il sistema “politico” longobardo – messo sotto pressione dai grandi movimenti di tribù germaniche – iniziò a orientarsi verso l’ampliamento della propria sfera di attività, assumendo funzioni più aggressive. Ne è prova l’adesione di gruppi longobardi alla confederazione guidata dai Marcomanni, peraltro sconfitta tra il 167 nell’area pannonica dall’imperatore Marco Aurelio. Ma intanto la traccia di un futuro percorso era già stata segnata.
Nel corso del III secolo si registrano i primi movimenti longobardi verso il centro-est Europa, trasformatisi nei due secoli successivi in grande migrazione. Nell’area pannonica avvengono profonde mutazioni nell’organizzazione della società longobarda e nella gestione del potere. Di fatto prende avvio un processo di trasformazione che porta alla creazione di un sistema di governo basato sul organizzato in farae (clan allargati che includevano guerrieri, famiglie e schiavi). Nucleo forte quello degli uomini liberi in armi, gli arimanni, nerbo della milizia ma anche della società mentre gli aldii erano uomini semiliberi che supportavano l'esercito. Ciascuna fara – al vertice della quale era un dux espresso dalla famiglia più nobile o più potente – dava garanzia di coesione. Allo stesso tempo si era avviato un processo di avvicinamento dei Longobardi alle istituzioni romano-bizantine, consentendo così delle esperienze utili per il perfezionamento di un nuovo ordinamento politico con l’adattamento degli istituti amministrativi ed economici alla propria tradizione tribale.
Nasce così in Pannonia la potenza del popolo longobardo, rafforzata da contatti con l’impero bizantino, con la nascita di alleanze politiche di carattere matrimoniale, militare e commerciale, con ambascerie e scambi di doni. I Longobardi imparano le forme dell’ordinamento militare romano-bizantino e delle strategie di guerra; si avvicinano al cristianesimo di professione ariana; assimilano fogge e costumi (armamenti e vestiari imperiali); adattano e innovano le tecniche di fabbricazione di armi, oggetti e monili.
Infine si consolidano, per succedersi poi nel potere, le due più nobili stirpi: quella dei Lethingi (da cui deriverà la dinasta “bavarese” dei re longobardi) e quella dei Gausi, di cui sarà parte Alboino il re che conquisterà la penisola italica dopo aver incardinato in Forum Iulii (Cividale) la dinastia friulana dalla quale discenderà la dinastia beneventana dei duchi e dei principi longobardi.
I Longobardi si configurarono come un'élite militare insediata sul territorio, distinguendosi dalla popolazione latina sottomessa. Il re veniva generalmente eletto - o confermato - nell'ambito dell'assemblea dell'esercito, con il tempo integrata dagli esponenti delle aristocrazie.
Nel volgere di pochi decenni dal momento dell’ingresso nella penisola italica (568) e dopo iniziali fasi di assestamento, anche turbolento, il potere longobardo consolidò i suoi capisaldi: il re e la sua corte, i duchi residenti nelle principali città della penisola, i gastaldi (amministratori del re nei territori dei ducati), gli iudices (giudici), gli sculdasci (con poteri militari e civili, dipendente dagli iudices), i gasindi (guerrieri legati al re o al duca da vincoli personali che agivano come ufficiali). Importanti il ruolo dei notai - inizialmente di estrazione romana – che traducevano in scrittura editti, delibere, decisioni e sentenze. Per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia, con l'Editto di Rotari e i successivi interventi legislativi, la partecipazione popolare ai giudizi venne sostituita da una ristretta cerchia di notabili, notai ed ecclesiastici, spesso chiamati boni homines, che assistevano lo iudex. Di fondamentale rilievo fu, con l’avvicinamento al cattolicesimo, l’apporto della gerarchia ecclesiastica già radicata nei territori.
Una complessiva catena di comando, talvolta sbilanciata dalle intemperanze di alcuni duchi, certamente scossa per lungo tempo dalla contrapposizione tra sostenitori del cattolicesimo e dell’arianesimo, ma in ogni caso capace di stabilizzare la penisola, stimolando nuovo sviluppo economico favorito dal rilancio o dalla nascita di nuove classi sociali finanziariamente dotate: i possessores (proprietari di terreni e di beni), i mercatores (mercanti), varie categorie artistico-artigianali. Punti di forza culturali nell’evoluzione del sistema furono - oltre all’articolata gerarchia sociale - la scrittura (in particolare quella applicata nella promulgazione di leggi ed editti e nel diritto in genere), l’adesione al cattolicesimo, i matrimoni misti. Quanto all’assemblea del popolo, ai tempi del regno essa sopravvisse ma con ruoli più informativi che decisionali. Il risultato evolutivo fu la trasformazione dell’identità etnica: già al tempo di Liutprando (712-744) essa non aveva più una connotazione etnica, bensì una caratterizzazione sociale contrapponendo il ceto dirigente ai pauperes, i poveri. La rivalità a fasi alterne con l’impero di Bisanzio, con il Papa di Roma e con i Franchi non limiterà <la forza di impatto di un popolo giovane di ideali e proteso alla conquista di benessere, che scuoterà lo stagnante ambiente della penisola, immerso in una lunga crisi sociale ed economica>.
Il potere longobardo nel Sud Italia si consolidò attraverso la trasformazione del Ducato di Benevento in Principato ad opera del duca (e poi principe) Arechi II, il grande costruttore del prestigio longobardo nel Mezzogiorno d’Italia. Benevento di fatto ereditò il ruolo di Pavia come capitale del Sud, rafforzata dal possesso del santuario nazionale di Monte Sant’Angelo, fonte del culto ormai dilagante un unificante di S. Michele Arcangelo. La città fu arricchita da Arechi II dal completamento del complesso di Santa Sofia (oggi patrimonio UNESCO). Buona sorte toccò anche a Salerno, sino a quel punto gastaldato beneventano.
Arechi II vi avviò importanti opere edilizie con la costruzione del suo palazzo di S. Pietro a Corte. In entrambe le città fu rafforzato o creato in parte il sistema delle mura difensive.
Dal punto di vista concettuale, comunque, la struttura del potere non subì variazioni rispetto a quanto in vita al tempo del regno: i Longobardi agirono come continuatori dei vigenti sistemi organizzativi. Profondi furono invece i cambiamenti nella gestione dei territori, dovuti ai frequenti contenziosi tra gli eredi di Arechi II. Punto di svolta, l’anno 849 con la divisione dei territori tra Benevento e Salerno cui seguì, nell’anno 900, la istituzione del principato di Capua. Le terre furono ridistribuite fra i nuovi poli del potere. Lunghe, ripetute e complesse le successive diatribe tra i vari principi con i loro mutevoli sistemi di alleanza.
Una nuova fase unitaria si registrò con l’azione di un altro protagonista della storia longobarda: Pandolfo I Testadiferro, il quale tra il 943 e il 981 riuscì a riunificare tutto il Mezzogiorno longobardo con l’aggiunta dei territori del ducato di Spoleto. Un’impresa dissoltasi alla sua morte. Infine la storia registra un intreccio di nuovi contenziosi, il ricorso a mercenari-invasori saraceni e poi a mercenari normanni i quali infine assunsero ogni potere d’intesa con il Papato. Nel 1076 Salerno, ultima difesa, fu conquistata e la grande stagione longobarda volse al termine, cedendo il passo alla sopravvivenza di famiglie nobili di stirpe longobarda nel ruolo di feudatarie.
LEGISLAZIONE
Editti e leggi contengono elementi sostanziali per identificare le principali dinamiche evolutive della società longobarda, eliminando le possibili mediazioni che rendono difficoltosa la percezione della realtà della struttura sociale longobarda e della sua evoluzione. In sintesi si può osservare che se l’Editto di Rotari ha il pregio di “fotografare” l’identità etnica delle genti longobarde soprattutto nella loro fase pannonica e agli inizi dell’esperienza italica, le successive leggi - ispirate a idealità cristiano-cattoliche e ad alcuni principi del diritto romano – rappresentano un effettivo corpus legislativo autonomo e originale nel contesto del diritto espresso dai regni romano-barbarici altomedievali. E forniscono elementi oggettivi per identificare le principali dinamiche evolutive della società longobarda.
RELIGIONE
Le tendenze religiose delle genti longobarde nelle varie tappe del loro percorso europeo scandiscono l’evoluzione della loro cultura. Nella iniziale fase tribale il riferimento è alle espressioni del pantheon nordico con una speciale predilezione per Frea, dea della fertilità e della magia, e per Wotan, dio della guerra e della saggezza. Le loro attribuzioni rispecchiano le esigenze sociali dei primordi: le necessità di alimentazione e di difesa, nutrite da una concezione magica della natura.
L’arrivo nell’area pannonica corrisponde all’incontro con il cristianesimo di matrice ariana e con gli usi e costumi elaborato dall’impero bizantino. Senza rinunciare all’ispirazione pagana, i Longobardi iniziano a misurarsi con altri valori.
Le due fasi italiche (regno e principati del Sud) impongono scelte decisive e contribuiscono a costruire un nuovo scenario continentale considerando - come frutti delle idealità cristiane - la contestuale nascita del primo concetto unitario di un’<Europa di tutte le genti che vi abitano>. Scenario in cui, con la loro progressiva conversione al cattolicesimo, anche i Longobardi assumono un ruolo attivo.
L’apporto delle idealità cristiano-cattoliche al sistema statale e sociale dei Longobardi assumerà una molteplicità di valenze in quanto:
L’aristocrazia longobarda fornirà al cattolicesimo:
CULTO DEI SANTI
In epoca longobarda il prestigio della presenza delle reliquie di santi fornisce una spiegazione sui valori più generali che ad esse erano attribuiti dalle comunità che le custodivano. La stessa storia dei principali santi rende bene la misura e la profondità dell’inserimento nel contesto cattolico degli eredi di quei “nefandissimi” longobardi di primitiva “memoria”. VEDI SCHEDA
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