Mille anni sono la metà della storia d’Europa dall’avvento della civiltà di matrice cristiana. Un periodo lunghissimo occupato dagli sviluppi storico-culturali della civiltà longobarda che – come riconosciuto dall’UNESCO – ha prodotto effetti anche nel successivo millennio. In quest’ottica sono rilevanti le tendenze economiche registrate in quest’arco di tempo.
SVILUPPO ECONOMICO
- Nell’area del basso Elba la presenza longobarda è stata classificata considerando il periodo compreso tra il I secolo avanti Cristo e il 400 d.C.: un’epoca definita dall’archeologo svedese Oscar Montelius come <età del ferro romana>. In tale periodo in questi territori vigeva un’economia di sussistenza, in cui la produzione di beni agricoli, della caccia e della pesca era finalizzata al soddisfacimento dei bisogni primari della famiglia (cibo e vesti). Gradualmente il vivere quotidiano basato sul minimo vitale cedette il passo a un’economia di accumulazione dei beni alimentari, la quale a sua volta richiese la tutela armata dei preziosi depositi alimentari determinando così il potenziamento delle capacità militari della tribù. Le nuove situazioni produssero l’acquisizione da parte dei Longobardi di una condizione signorile rispetto alle altre popolazioni autoctone assoggettate: è la prima fase di melting-pot e della vera e propria nascita della Gens Langobardorum. Sarà poi l’irrigidimento delle condizioni climatiche e quindi la scarsità di cibo a indurre i Longobardi a ricercare nuove terre, innescando così la prima fase migratoria archeologicamente dimostrata.
- Lungo le vie della Pannonia si determinano due fenomeni basilari: la seconda fase di melting-pot e il processo di avvicinamento alle istituzioni romano-bizantine. Si tratta di un periodo di profonde trasformazioni nel quale la classe dirigente longobarda conferma la propria leadership attraverso scontri militati di successo, attraverso il successivo avvio di politiche matrimoniali con le dinastie dei popoli più importanti dell’area: Rugi, Eruli, Gepidi, e poi Franchi e Bavari. Si intensifica l’allevamento del cavallo, fondamentale elemento di supremazia militare al quale si aggiungerà l’innovazione tecnica dell’adozione della staffa - recepita dall’esperienza degli Avari - che ha la funzione di potenziare, con la maggiore stabilità in sella, la capacità balistica degli arcieri. Il contatto con l’esperienza romano-bizantina accresce la conoscenza in campo amministrativo ed economico, avvicina alla conoscenza del cristianesimo di matrice ariana, determina un nuovo orientamento economico e politico. In definitiva, nasce qui una nuova grande potenza che, pressata dalla vicinanza con i potenti Avari, ha necessità di trovare una propria posizione nello scacchiere europeo.
- Obiettivo Italia. La guerra tra l’impero bizantino d’Oriente e gli Ostrogoti - che avevano creato il loro dominio in Italia - aveva visto la presenza dei Longobardi al fianco delle truppe imperiali. Vinti gli Ostrogoti ed essendo l’impero impegnato in Medio Oriente, ecco la grande opportunità per dotare la potenza longobarda di un proprio spazio vitale. Nel loro nuovo territorio i Longobardi adottarono nuove scelte strategiche. Nelle principali città vennero occupati i preesistenti centri di potere, talvolta utilizzati anche come luoghi di residenza. Tuttavia dal punto di vista abitativo furono privilegiate le aree esterne ove nuclei armati (arimannie) e familiari (farae) si insediano sia nelle preesistenti ville romane sia in luoghi – spesso di rilievo strategico – dove vennero creati nuovi nuclei abitativi.
- Rilancio economico - L’economia, fortemente deterioratasi nel periodo finale dell’impero d’occidente e infine nelle fasi della guerra greco-gotica, cominciò gradatamente a riprendere fiato. I Longobardi liberarono i coloni dalle pesanti tassazioni bizantine; dettero nuova vita alle attività artigianali inserendo nella produzione metallurgica propri prodotti tradizionali; dettero respiro al commercio anche internazionale; concessori ampi privilegi alle varie istituzioni ecclesiastiche. Assistita, per l’appunto, dall’aristocrazia longobarda l’attività di monasteri e abbazie promuoverà il dissodamento di nuove terre, determinerà il rilancio delle produzioni agricole e l’ulteriore sviluppo dei mestieri lavorativi. Si intensificheranno gli scambi e i traffici commerciali, anche fluviali, e si svilupperanno nuove classi artigianali e mercantili. Un quadro di generale crescita socio-economica che consente oggi di considerare l’apporto alla storia della Gens Langobardorum ben oltre la scontata visione delle vicende militari e delle lotte armate.
MESTIERI
- Area dell’Elba - La attività collegate alla iniziale economia di sussistenza erano l’aratura, la semina, la raccolta di prodotti del bosco ma anche il disboscamento, la lavorazione di materie prime quali legno, pelli, argille, pietre e gli scarsi metalli presenti e la produzione di oggetti in ceramica (essenzialmente vasi e altri contenitori). Degli oggetti di metallo più grandi, la maggior parte era ancora in bronzo. Le importazioni dall’impero romano crebbero dal tempo di Augusto in poi. Gli acquisti riguardavano vasi di vetro, stoviglie di ceramica, spille, statuette, ornamenti di vario genere che accrescevano il prestigio di chi li possedeva. Quanto alle armi, per gran parte di questa fase storica – caratterizzata dalla mancanza del metallo – esso erano costruite con legno leggero, vimini e cuoio. Alle donne spettava la lavorazione di lana e canapa; ai falegnami e ai conciatori la produzione di attrezzi agricoli e la lavorazione delle pelli.
- Area pannonica - Parallelamente alla crescente potenza delle genti longobarde si abbandonò la coltivazione della terra e scomparve la lavorazione domestica della ceramica rurale, sostituita da una ceramica progredita fabbricata al tornio e ornata di motivi impressi a stampo. La presenza di una più ampia gamma di materie prime consentì lo sviluppo di molte nuove produzioni, con la formazione di nuove categorie artigianali: i ceramisti; i fabbri; gli orefici di evoluta qualità artistica. Allo stesso tempo, mentre lungo il Danubio affluivano i commerci di raffinati prodotti bizantini: vetri, bronzi, ori lavorati, panni e tappeti cresceva di qualità la produzione di armi in metallo.
- Area italiana – I 500 anni di presenza longobarda nel contesto della penisola italica hanno visto l’affermazione di nuovi ideali di vita in campo politico (organizzazione del potere), sociale (consolidamento di un livello signorile dominante e facoltoso) ed economico con il raggiungimento di significative posizioni patrimoniali da parte di classi professionali e commerciali. Nell’antica Roma erano presenti i “collegia” (o “corpora”), associazioni di persone che condividevano lo stesso mestiere o funzione. Si trattava di “reti”- talvolta collegate a specifici riti religiosi - che tutelavano gli interessi di artigiani e commercianti e fornivano assistenza ai membri e alle vedove. Nell’epoca longobarda non mancano i riferimenti a simili aggregazioni. Ai tempi di papa Gregorio I Magno, ad esempio, sopravvivevano alcune corporazioni: saponai a Napoli (mestiere sviluppato dai Longobardi anche a Piacenza); tintori e ortolani a Roma; pescatori a Ravenna. In più diretto riferimento ai Longobardi se ne aggiunsero altre a Pavia, Piacenza, e Verona: navicularii (naviganti), pistores (mugnai), corarii (lavoro del cuoio), monetarii (legati alla lavorazione pregiate nelle zecche autorizzate dalla corte reale di Pavia). Sempre costante l’arte della tessitura nelle mani femminili.
Capitolo a parte per i <maestri comacini> citati nell’Editto di Rotari (643). Erano esperti di alta specializzazione nell’arte edilizia, celebrati come costruttori ma anche muratori, stuccatori, artisti. Intensa la loro attività nel periodo longobardo tanto che per essi fu predisposto un formulario che stabiliva i compensi per vari tipi di prestazione. Probabilmente eredi delle tecniche romane, furono precursori dell’arte romanico-lombarda operando prevalentemente nell’arco delle Prealpi, in Como, Pavia, nell’attuale Canton Ticino (allora incluso nell’area del Seprio), ma anche nelle Marche, nell’Umbria, nel Lazio. Alcuni si spinsero – nel tempo - fino in Germania, Danimarca e Svezia. La loro maestria artistica si espresse nella raffigurazione di figure animali e di complessi intrecci vegetali. Costituitisi anche in confraternita, furono in definitiva i custodi dei “segreti” dell’arte edilizia classica.
La scarsità dei documenti dell'alto Medioevo non consente forse di riconoscere una serie più ampia di queste testimonianze; ma sta di fatto che, nel sec. XII, noi troviamo ancora, nelle città italiane e francesi e altrove, gli avanzi delle antiche arti, fornai, navicellai, cuoiai, saponai, monetieri, tuttora in vincolo di dipendenza diretta dal re, dal conte o dal vescovo, nelle forme dei ministeria o mestieri, e quindi in quella posizione di subordinazione dagli enti pubblici, che caratterizza le corporazioni dell'ultima età imperiale
CULTURA DEL CIBO
Alle fasi evolutive della migrazione longobarda si accompagnano trasformazioni nelle abitudini alimentari, dettate dalle risorse proprie dei territori occupati ed anche dall’incontro con altre tradizioni per quanto riguarda l’alimentazione.
- I primi secoli - Volendo considerare i primi secoli dopo Cristo, le poche tracce fornite dalla letteratura classica sono avare nella descrizione delle abitudini alimentari delle popolazioni germaniche. Si citano cereali, varie radici, ortaggi e piccoli frutti dei boschi, considerando la loro raccolta come prevalente attività delle donne. Più consistente l’utilizzo dei prodotti della pastorizia praticata principalmente dagli uomini: carne, latte, formaggio. Capitoli a parte per la caccia nelle grandi foreste e per la pesca, attività generalmente riservate alle dinamiche maschili. Il maggior consumo di carne riguardava il maiale e il pollo, mentre il consumo di carne bovina era meno consueto anche perchè i bovini erano più utili per il traino ed il lavoro nei campi. Quanto al consumo di pesce (merluzzo e aringhe) era comune nella dieta delle popolazioni nordiche. Nel quadro generale spicca un elemento caratterizzante: il principale condimento - associato alla cultura nomade e pastorale - era ricavato dai grassi animali (strutto e lardo).
- In Italia - Al loro arrivo in Italia le genti longobarde vennero in contatto con una ben diversa cultura alimentare: quella basata sull’olio di oliva, legato alla civiltà latina-mediterranea, alla luce e alla sacralità. Ma nel periodo altomedievale in Europa l’uso dei grassi animali prevaleva sull’uso dell’olio, viceversa utilizzato per le classi agiate e nell’uso dei monasteri e dei riti sacrali.
Si ricorda al riguardo la preferenza longobarda per l’allevamento del maiale allo stato semi-brado nei boschi (usanza praticata ancora oggi nel bosco di querce da sughero di Monte San Biagio, nel Lazio meridionale). Considerando le preferenze alimentari del periodo, si è rilevato il gradimento per gusti forti e sostanziosi dei quali esistono “tracce” in alcune manifestazioni locali: a Ceppaloni (area beneventana) si celebra il tartufo bianco tradizionalmente collegato ai Longobardi; in altre aree meridionali – ma anche del nord Italia – è diffuso l’utilizzo del rafano, ingrediente simbolico della presenza longobarda.
- Cultura dell’olio e del grasso animale - Per gran parte del periodo longobardo in Italia, un’altra particolarità distinse le due “scuole”: nelle regioni del Nord Italia predominava il grasso animale; le regioni del Sud, erano invece più inclini all’olio d’oliva. Tant’è che, contestualmente alle ultime fasi di vita dei principati meridionali, si riaccese l’interesse per il prodotto degli ulivi che con una rapida ascesa riacquistò e mantenne una vasta popolarità alla quale oggi la scienza riconosce straordinarie proprietà salutistiche.
- Vino e birra - Quanto alle bevande preferite nella storia del primo millennio europeo, è scontato il consumo di birre nel Nord Europa e dei vini nella penisola italiana.