ChieseL’agglomerato abitativo alle origini di Almenno San Salvatore (inizialmente nucleo indistinto assieme all'attuale Almenno San Bartolomeo) ra situato in un vasto comprensorio: il Lemine (dal latino “ad limen”, al confine), già abitato in epoca protostorica e assurto a particolare importanza con l'espansione romana. Un’area estesa dalla sponda occidentale del fiume Brembo e quella orientale dell’Adda, comprendendo a nord la Valle Imagna e incuneandosi a sud verso Brembate. Il territorio, ricco di acque e fertilissimo, si era ben prestato allo sviluppo demografico e aveva visto il succedersi di Celti, Galli Cenomani e Romani, i grandi costruttori di strade e ponti oltre che i disseminatori di originali metodi di organizzazione agricola e di urbanizzazione. Considerando il valore nevralgico del territorio - attraverso il quale vennero create strade di basilare importanza militare e commerciale - i Romani si premurarono di munirlo di castra e di altri luoghi fortificati e lo arricchiranno di una infrastruttura che svolgerà un ruolo essenziale in tutti i successivi eventi storici: il ponte di Lemine, poderosa struttura attraverso il Brembo la cui costruzione viene fatta risalire al tempo dell’imperatore Traiano.
La cessione al re - Il complessivo sistema di difesa del territorio fu mutuato dai Longobardi sin dal loro arrivo nella fase di formazione del ducato di Bergamo. Dopo l’elezione di re Autari (584) per rafforzarne il patrimonio, ogni duca cedette alla corte reale una parte dei propri possedimenti: Bergamo assegnò una quota del comprensorio a ovest del Brembo: il Lemine, che i re si premurarono di trasformare in propria “curtis regia”, rafforzata dop il 702 quando il ducato di Bergamo fu ridotto a gastaldato. La “curtis” acquisì giurisdizione sui due Almenno (San Salvatore e San Bartolomeo), sulla Valle Imagna, sulla Val San Martino, su Villa d’Almè e Almè: di fatto un’unica città, quasi più grande per estensione e numero di abitanti della stessa Bergamo. Nella seconda metà del VII secolo il Lemine viene espressamente citato in un atto di re Astolfo.
Le due Almenno - Soltanto a partire dl 1601 venne decretata la separazione tra Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo e ne venne sancita la rispettiva autonomia.
Santuario di S. Salvatore e Madonna del castello - La presenza archeologicamente confermata di una località denominata San Salvatore è documentata tra il VII e l’VIII secolo. Nel sito preesisteva un piccolo oratorio identificato con la cripta, edificata sopra un gradino di roccia presso i resti del "sacrum palatinum". E’ probabile l’oratorio fosse una cappella privata del castello edificata dai Longobardi nella “curtis regia” di Almenno. La cripta si considera come la parte più antica del complesso del VII secolo.
Successive modifiche, tra il X e il XII secolo hanno portato alla edificazione della chiesa di Santa Maria e San Salvatore posta quattro metri sopra la cripta.
Chiesa di S. Giorgio in Lemine - Storici locali e ricerche archeologiche collegano la fondazione originaria del luogo di culto a una fase altomedievale, riconducibile al periodo longobardo anche se le tecniche utilizzate nella costruzione della chiesa sono medievali. Di fatto le conclusioni degli studi lasciano margini di incertezza. Si conclude che non esistono elementi certi sulle origini dell’edificio e che l’unica testimonianza sulla esistenza della chiesa è del 1171.
Rotonda di S. Tomè - Si tratta di un edificio ecclesiale a pianta circolare in stile romanico risalente alla prima metà del XII, dedicato a San Tommaso. Ma sull’origine della Rotonda non vi sono certezze: tra gli studiosi c’è chi riteneva che l’edificio poggiasse sui resti di un antico tempio romano (ipotesi negata da successive ricerche archeologiche); chi la fa risalire al periodo longobardo con richiamo all’opera fondativa di Teodolinda; chi la ritiene frutto del successivo periodo franco.