MonumentiL’edificio scomparso– Costruito nella parte orientale della città - fu raso al suolo nel 1024 durante una rivolta popolare. L’esatta ubicazione della reggia è ancora incerta. I riferimenti logistici forniti da Paolo Diacono – soprattutto quello relativo alla contiguità della reggia con la Porta Palacense (una delle 9 porte pavesi, ora scomparsa) hanno fornito un certo orientamento, non decisivo anche a causa delle profonde modifiche urbane succedutesi nel tempo. Più recente ipotesi di ubicazione: tra via Porta, via Corridoni e via Ressi (indagine geologica promossa dal FAI, 2017)
La storia - Il palazzo venne edificato nel VI secolo per volontà del re degli Ostrogoti Teodorico il Grande che ne fece la sede del suo potere nell’Italia settentrionale assieme a Verona e al fulcro primario del palazzo reale di Ravenna, in parte superstite. Nel 540, caduta Ravenna al termine della guerra greco-bizantina, gli Ostrogoti sconfitti si rifugiarono a Pavia prima della sua occupazione da parte dei bizantini.
Entrati in Italia nel 568, i Longobardi di Alboino si impossessarono dell’edificio tre anni più tardi a conclusione del lungo assedio alla città strenuamente difesa da una guarnigione bizantina. Pavia fu definitivamente scelta come sede regia nel 625 da parte del re longobardo Arioaldo.
Nel palazzo reale re Rotari promulgò nel 643 il suo celebre Editto (prima legge scritta dei Longobardi). La stessa reggia fu luogo preposto all’amministrazione della giustizia e alla attività della cancelleria reale oltre che della zecca pavese. Certamente ospitò opifici reali (produzione di tessuti e lavorazione di metalli, specialmente l’oro) del palazzo del potere rimase intatto nei secoli successivi prima sotto il dominio dei Carolingi e infine della dinastia imperiale germanica degli Ottoni.
Il prestigio di Pavia e del palazzo del potere rimase intatto nei secoli successivi prima sotto il dominio dei Carolingi e infine della dinastia imperiale germanica degli Ottoni. Nel 1024, agli albori dell’età comunale pavese, il palazzo venne distrutto come estremo segno di ribellione popolare contro l’imperatore Enrico II il Santo che soltanto due anni prima aveva cinto la corona d’Italia.