Nella logica scientifico-culturale dell’Itinerario “Longobard Ways across Europe” - sviluppato in base ai luoghi di ritrovamenti archeologici attribuiti ai Longobardi oltre che di documentazioni storiche e consolidate tradizioni - l’area di Stade rappresenta il convenzionale fulcro di origine della plurimillenaria migrazione delle Genti longobarde sviluppatasi dai mari del Nord al Mediterraneo. Non è infatti possibile includere, almeno allo stato attuale delle ricerche, alcun sito della mitica fase scandinava delle origini.
Nel complessivo ambito territoriale del Basso Elba, l’area di Stade si è rivelata piuttosto ricca di reperti archeologici con caratteristiche longobarde distinte rispetto a quelle più genericamente classificate come “germaniche”. Lo Schwedenspeicher Museum di Stade custodisce la maggior parte dei tesori archeologici longobardi rivenuti nell’area del Cluster di riferimento.
Quanto alla città di Stade - tra le più antiche del Nord-Germania - essa fu citata per la prima volta nel 994, anno in cui fu saccheggiata dai Vichinghi. Il vecchio porto, segno di una vivace attività commerciale, fu costruito già intorno al 1000.
Tra il 1400 e il 1600 Stade fece parte della Hanse (Lega Anseatica), la potente confederazione di città dell'Europa del nord che si erano riunite per favorire il commercio, e ancora oggi la città si chiama ufficialmente Hansestadt Stade, cioè “Città anseatica di Stade”.
Fino al '600 la città visse un periodo di grande fioritura, ma la guerra dei Trent'anni lasciò i segni anche a Stade. Nel 1639 un incendio distrusse due terzi della città: delle molte case antiche a graticcio che si vedono oggi nel centro storico di Stade solo poche risalgono al periodo prima di quella catastrofe. La città fu poi ricostruita tale quale. In quel periodo Stade era contesa tra Germania, Danimarca e Svezia che infine si impose e governò la città per circa 50 anni.